La barca “sicura”

Sono mesi che assisto a infinite discussioni sulla “barca sicura” ma non mi è chiaro cosa significhi “sicura” e tanto meno se la sicurezza sia, o debba essere, l’elemento principale di un’imbarcazione.

Per i polinesiani una canoa è sicura quando il bilanciere la rende stabile e, entro certi limiti, inaffondabile. Per i norvegesi di un secolo fa con brutto tempo le barche dovevano filare un’ancora galleggiante a prua e scarrocciare con la poppa che diventava in quella situazione una prua, ed ancor oggi esistono barche con la così detta poppa norvegese. Per alcuni è sicura una barca che risale bene il vento di bolina mentre per altri è sicura se non straorza in poppa. Per alcuni la sicurezza è garantita da un paio di generatori ed un paio di dissalatori in grado di garantire sempre una buona fornitura di corrente e di acqua dolce mentre per altri la sicurezza è garantita dalla totale mancanza di apparecchi o strumenti elettrici a bordo. Per alcuni la barca è sicura se è tanto leggera da volare sulle onde mentre per altri lo è solo se tanto spessa e robusta da sfondare gli iceberg. Un ingegnere moderno può trovare sicura una barca perché ha le sartie in tondino o in fibre esotiche mentre fino ad un secolo fa la sicurezza delle sartie era data dalla possibilità di tagliarle con un colpo di scure. Insomma, ognuno ha il proprio concetto di sicurezza che, come si vede, non è detto che combaci con quello altrui o che resti uguale nel tempo.

Il termine “sicurezza” è ormai alla base della nostra società, del nostro vivere quotidiano, di ogni tipo di comunicazione. È un concetto tanto strausato che si prende e si usa senza riflettere. Col termine “sicurezza” si vende e si compra di tutto. Tutto deve essere sicuro. Investimenti sicuri, il lavoro sicuro, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza in mare, le amicizie sicure, la medicina sicura, il sesso sicuro, la rotta sicura…

Questa ricerca della sicurezza a tutti i costi è una battaglia persa in partenza: non potremo mai avere la sicurezza al 100% su qualcosa; dobbiamo arrenderci all’ineluttabilità della vita. L’essere umano è per sua natura indotto a cercare di prevenire, di prevedere il futuro. Oggi la scienza ha preso il posto degli indovini, dei maghi, delle fattucchiere e degli oracoli ma nessuno scienziato ci dice che non si può avere la sicurezza assoluta. Per quanto si faccia ci sarà sempre un margine d’incertezza, di approssimazione. Per quanto il meteo sia giusto e corretto ci potrà sempre essere un’onda più alta o più ripida di quelle previste; il vento in un punto in mezzo al mare o lungo costa potrà avere un rinforzo improvviso e imprevisto. La Nasa, che è la Nasa, nel progetto Apollo aveva un margine d’errore del 10%, e non mi sembra poco. Pensate che le migliaia di barche sfornate dall’industria nautica negli ultimi decenni possano vantare standard di sicurezza migliori?

All’arte marinara è delegata la prevenzione degli incidenti, il come affrontare gli accidenti, il calcolo dei margini di incertezza e di mancanza di sicurezza. Ma l’arte marinara, proprio perché arte e non scienza, non può essere predeterminata ma è affidata alla sensibilità di ognuno.

Con la scusa della sicurezza i governi fanno passare leggi che aboliscono le libertà basilari dell’individuo, per la sicurezza si abbattono a furor di popolo le basi delle democrazie e delle repubbliche. Con la scusa della sicurezza si progettano e si costruiscono barche che non si sarebbero mai viste decenni fa; ma la sicurezza da sola non basta. Secondo il ministero dei trasporti il galleggiante più sicuro in mare, quello cui affidare le vite nostre e dei nostri cari, è la zattera di salvataggio, ma non so di nessuno che abbia comprato una zattera di salvataggio per realizzare una crociera “sicura”.

Per mia comodità di maschio quello che segue è un discorso in termini maschili ma si può fare anche in altri termini sessuali.

Il primo requisito che si cerca in una fidanzata è la bellezza, non la sicurezza. Chi vuole la fidanzata “sicura”, che non lo tradisca mai, sceglie il più cesso che si trova sulla piazza, quella che non andrà mai con nessun altro, se non per fedeltà senz’altro perchè nessuno la vorrà. Come per la fidanzata, anche per la barca il primo requisito non è la sicurezza ma la bellezza. La fidanzata, come la barca, prima o poi vi farà arrabbiare. Se la fidanzata/barca è bella, la si guarda e si sopporta l’arrabbiatura, se è brutta ci si arrabbia ancor di più e un lampo distruttivo attraversa i nostri occhi.

L’estetica è una materia ormai in disuso ma sulla quale è cresciuta la nostra civiltà. Siamo italiani. In Italia è conservato il 70% del patrimonio artistico e culturale del mondo. Siamo stati concepiti, educati, cresciuti in un ambiente in cui il bello, la ricerca estetica, è presente in ogni mattone, in ogni maglietta. Ogni barca che batte bandiera italiana è un messaggero di gusto estetico che naviga nei mari del mondo. Vivere nel bello e rendere il mondo più bello non è solo un piacere ma è un dovere. Un dovere che ci deriva dalle generazioni che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato godere di questo patrimonio artistico e culturale da passare ai posteri.

© settembre 2013 Galileo Ferraresi